Lamborghini : “Ci vuole un Michelangelo”, il fattore umano oltre alla tecnologia

In questo terzo e ultimo episodio con Automobili Lamborghini affrontiamo un tema tutt’altro che da titoli di coda: quello della formazione del personale. Le tecnologie digitali forniscono un aiuto insostituibile nello sviluppare e rafforzare quella competenza che fa la differenza.

Episodio n°6 con Maurizio Reggiani di Automobili Lamborghini e Paolo Delnevo PTC

Lamborghini : “Ci vuole un Michelangelo”, il fattore umano oltre alla tecnologia


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Di cosa parliamo in questo episodio ?

Introduzione

Francesca Frattini: Buongiorno e ben ritrovati a Trasformazione Digitale. Sono Francesca Frattini e oggi concludiamo la serie di episodi speciali dedicati all'evento in cui abbiamo coinvolto Maurizio Reggiani Vice President Motorsport di Automobili Lamborghini e naturalmente Paolo Delnevo, General Manager di PTC Italia.

Negli episodi precedenti abbiamo parlato dell'approccio di Lamborghini alle due grandi rivoluzioni che stiamo vivendo, quella digitale e quella green, se ancora non li avete ascoltati vi invito ad ascoltarli. In questa terza puntata terminiamo l'intervista parlando di competenze e formazione come elementi chiave per il completamento di una trasformazione digitale di successo. Lascio nuovamente la parola a Simone Cerroni giornalista e conduttore TV per Class CNBC e Italia 4.0.

Strumenti e user experience

Simone Cerroni: Chi utilizza queste tecnologie, cosa vi dice? Sono semplici? Perché poi d'altronde in fabbrica oggi si ricerca sempre di più la semplicità di utilizzo di uno smartphone.

Maurizio Reggiani: Io penso che la risposta più corretta sia la percezione. Quando il management dell'azienda chiede al direttore di produzione il risparmio, di aumentare la produttività, quello diventa uno stress per il sistema, che ha bisogno di avere strumenti che siano in grado di controllare queste necessità.

Il fatto di montare di più è una cosa semplice, il problema è montare di più, nello stesso modo e con le stesse specifiche che fanno parte dei capitolati con cui viene definito un prodotto. Sistemi come questi diventano indispensabili agli utilizzatori, perché hanno la consapevolezza che possono fare le cose e c'è un controllo, che non è solo demandato a loro, ma è anche -lasciatemi dire- “digitale”, che è in grado di dirti se hai fatto una cosa giusta o se hai fatto una cosa sbagliata. Nel momento in cui aumenti lo stress di una catena, per discorsi produttivi o di complessità, c’è bisogno di strumenti che siano facili per gli operatori e li accompagnino. [Gli strumenti] devono essere qualcosa che aiuti a riconoscere l'errore, che faccia capire il montaggio corretto e possa dare confidenza e supporto nel momento in cui è richiesto un aumento di produzione o di complessità. Così un operatore si sente supportato. Un “blue collar” che lavora di fianco alla linea di produzione e che svolge una mansione “normale” subisce un certo tipo di stress se svolge la stessa operazione 10 volte, subisce un altro tipo di stress se deve svolgere la stessa operazione per 20 volte, per questo dobbiamo fornire gli strumenti necessari che permettano a lui e a noi come azienda, di garantire che tutto venga fatto nel modo corretto.

Tecnologia e nuove competenze

Simone Cerroni: Questo ci dà il gancio per parlare del terzo aspetto di oggi: abbiamo parlato di digitale, di sostenibilità e adesso anche di competenze, anche perché se non ci sono le competenze, la tecnologia rischia di essere più debole o comunque incompiuta. Pensiamo a Michelangelo. Nel Rinascimento gli veniva dato uno scalpello, un martello, un blocco di marmo e con le “tecnologie” dell'epoca, realizzava La Pietà.

Questo per dire che se non ci sono le competenze la tecnologia è depotenziata e rimane carente. Che tipo di difficoltà state riscontrando dal punto di vista dei “saperi” all'interno della fabbrica, a maggior ragione in un momento in cui il mercato del lavoro è diventato abbastanza liquido, perché abbiamo visto la tendenza della “Great Resignation”, in America (quella delle grandi dimissioni) che comunque ha fatto eco anche parzialmente in Europa. In Italia qualcosina si è visto, soprattutto nel mondo delle costruzioni, che segnali vi arrivano da questo fronte?

Maurizio Reggiani: Sicuramente il mondo del lavoro oggi è alla ricerca di professionalità che spesso il mondo accademico non è ancora pronto a rilasciare, per cui diventa fondamentale riuscire a creare competenze in azienda. Quando si parla di fenomeni come quelli della digitalizzazione, della connettività ci rendiamo conto che le università non hanno ancora corsi dedicati a creare la competenza necessaria per entrare nel mondo del lavoro preparati. Spesso occorre lavorare nel “mondo del lavoro” ed è chiaro che in questo contesto anche noi [che siamo] nel mondo del lavoro non possiamo sapere tutto. Per cui le partnership, i rapporti con le aziende che invece, per essere pronti a questo momento, sono partite già tre o quattro anni prima, diventano i partner strategici che ci accompagnano nel creare questa cultura in attesa che il mondo accademico si allinei con quelle che sono le esigenze dell'azienda. Questo diventa un aspetto ancora più importante, nel momento in cui si implementano delle nuove tecnologie. Il mondo di oggi è un mondo che negli ultimi anni ha creato delle necessità di competenze non reperibili sul mercato tante volte e le aziende se le son dovute costruire in casa appoggiandosi a partner esterni, che invece avevano una competenza molto superiore perché la generavano casomai attraverso delle multinazionali, per cui attraverso l'America, anziché l'India, anziché la Cina.

Come reperire nuove competenze

Simone Cerroni: Però ho notato questa tendenza nelle aziende, c'è stata un'esplosione di Academy perché sembra quasi che le aziende non si fidino a prendere competenze dall’esterno, preferiscono formarsele attraverso queste Academy private.

Maurizio Reggiani: È un po’ quello che ti dicevo prima, cioè se tu devi fare digitalizzazione e non riesci a trovarla sul mercato, tanto vale prendere gli esperti migliori che hai in azienda, affiancarli a dei professionisti esterni e dare una cultura dedicata a quello che è il tuo obiettivo in azienda. Noi lo facciamo.

Se ci penso, fu fatto così nel 2008, quando iniziammo l’Aventador: il problema era la costruzione della monoscocca in carbonio perché non c'era competenza. Avevamo alcune persone di competenza, così aprimmo un laboratorio a Seattle, all’Università di Washington, che lavorava anche per la Boeing. Abbiamo istruito alcune persone che poi sono venute in azienda e hanno fatto teaching al resto dell'azienda.

Questo è l'unico modo che c'è per costruire cultura, poi è chiaro che ci si aspetta che il mondo accademico si metta al passo nel tempo più breve possibile.

Simone Cerroni: Forse c’è anche un problema a monte. Le famiglie oggi vedono ancora gli istituti tecnici come poco approfonditi. Forse lì bisognerebbe intervenire con più formazione sulle famiglie in primis.

Maurizio Reggiani: Gli istituti superiori sono la risposta che il governo Draghi aveva dato a questa carenza di professionalità e alcuni sono già partiti. Uno è proprio a Varano che è supportato principalmente da Dallara sul discorso dei materiali compositi. Se ne parlava all'interno della Motor Valley, di cui io faccio parte, sul discorso della digitalizzazione.

Ci siamo resi conto che il problema fondamentale è che chi dovrebbe fare istruzione rischia di non essere all'altezza di ragazzi giovani che “smanettano” e ne sanno di più di loro, per cui questo è il problema delle competenze, il problema delle Academy chiamiamole così.

Trasferimento delle competenze

Simone Cerroni: Paolo, che ruolo può svolgere un provider nella formazione di competenze digitali per i lavoratori 4.0?

Paolo Delnevo: Noi come PTC Italia abbiamo lanciato diverse iniziative, ad esempio con Dallara abbiamo il famoso ITS di Fornovo a cui noi forniamo il software in modo gratuito.

Quindi noi alle scuole secondarie superiore forniamo il software in modo gratuito e l'ITS - che non è una scuola secondaria superiore, è qualcosa di più - diventa un elemento per noi fondamentale. Abbiamo delle altre iniziative, quali i Competence Center, nate con l'obiettivo di trasferire conoscenze alla piccola e media impresa, che fanno un po’ da collante tra le imprese e le tecnologie.

Noi siamo tra i soci fondatori del Competence Center e il Bi-Rex di Bologna o il Made di Milano. Abbiamo investito all'interno di questi due Competence Centre, non solo in tecnologia, che è l'aspetto meno gravoso, ma in tecnici, appunto perché mancano le skill, che sono fondamentali e si trovano nelle società digitali come la nostra.

Maurizio diceva che è difficile trovare competenze digitali sul territorio, ma c'è un altro aspetto che secondo me è ancora più importante e che noi cerchiamo di risolvere: l’attrattività dell’azienda manifatturiera.

Il problema delle aziende manifatturiere (lo dicono degli studi condotti negli Stati Uniti) è che i giovani, non vogliono andare a lavorare nella fabbrica dell'azienda manifatturiera XY se non è digitale, ma vogliono andare a lavorare nelle aziende digital, nelle start up. Allora qual è la nostra sfida? Se penso al futuro di PTC è un futuro legato al successo delle aziende manifatturiere.

Dotare di strumenti digitali la linea produttiva serve soprattutto ai blue collar, perché così, quando entra un diciannovenne, quest’ultimo si trova nelle condizioni di poter utilizzare gli strumenti che utilizza quotidianamente e si evita che dopo sei mesi se ne vada. Il trasferimento di conoscenze è un altro aspetto delicatissimo. Le aziende manifatturiere stanno vivendo il workforce aging, cioè hanno dei dipendenti con le competenze “nelle mani e nella testa”. Queste competenze però non sono nei sistemi PLM, ma nella testa dell’operatore.

La Realtà Aumentata (AR) abilita il trasferimento della conoscenza perché aiuta a contestualizzare un'operazione quotidiana, a memorizzarla e contestualizzarla negli oggetti, in questo modo si riesce a trasferire la conoscenza verso le nuove generazioni. Questo è un altro aspetto estremamente delicato.

Ecco un esempio bellissimo: sai come fanno a produrre un profilo d'alluminio? C'è una matrice (composta da un “maschio” e una “femmina”) che ha al suo interno un disegno e poi c'è una billetta d'acciaio di alluminio incandescente che viene spinta a una certa velocità. Il problema è far uscire quel profilo dritto. Per farlo, ci sono delle superfici che raccordano il materiale e che permettono ai vari segmenti di uscire alla stessa velocità. Quelle superfici sono assolutamente ingegnerizzabili con il CAD, ma non si riesce perché la competenza è di un operaio che con una lima dà un colpo qua e là. Questo è l'esempio che a volte la tecnologia digitale esiste (CAM 3D) e si potrebbe fare qualsiasi cosa se si conoscessero le formule matematiche da implementare.

Simone Cerroni: Ci vuole sempre il Michelangelo di cui si parlava prima.

Paolo Delnevo: Ci vuole il Michelangelo! Questo è il caso emblematico, ma credo che ci siano tantissime competenze che in questo momento risultano difficili da trasferire.

La formazione del futuro: strumenti e tecnologie innovative

Maurizio Reggiani: Faccio un esempio anch'io: a livello di manualità sono negato e tutte le mie persone mi hanno sempre detto “Reggiani, dicci cosa vuoi, ma non fare niente per favore”. Con la Realtà Aumentata sono uno di quelli che ha montato un motore in macchina, con un visore e due guanti. Su uno schermo vedevo quello che facevo e sono riuscito a fare una cosa che nella realtà non riuscirei mai a fare e nessuno mi farebbe mai fare.

Essere riuscito a farlo virtualmente (una pseudo linea di montaggio era il motore di quella che sarà la nuova Aventador, il replace dell’Aventador) mi ha dato una percezione che anche io posso farcela, senza causare danni.

Ho provato a me stesso che potevo avere una manualità con gente competente che mi guidava, ho potuto fare il mio training on the job, senza che ci fosse una macchina. Anche questo, secondo me, è acculturamento, che funziona ancora meglio con un diciannovenne che è appena venuto fuori da un istituto.

Questo [la Realtà Aumentata] può essere veramente una delle forme di istruzione per la digitalizzazione del futuro più importante, ovvero il fatto che le aziende obblighino a usare questi strumenti a livello di training, e anche a livello di selezione, perché non tutti abbiamo la stessa mano, non tutti abbiamo la stessa capacità e non tutti riusciamo a fare le stesse cose.

Simone Cerroni: Ci avviamo verso la conclusione, abbiamo capito che c'è uno stato avanzato di maturità tecnologica, ma al tempo stesso ci sono gli incentivi per acquistarla questa tecnologia, che è l'altro aspetto molto importante. Sappiamo che con la scorsa legge di bilancio, quella dello scorso anno, è stato rinnovato il pacchetto transizione 4.0 per il triennio 2023 – 2025. Questa è una buona notizia, la notizia un po’ più brutta è che c'è un decalage delle aliquote che verranno dimezzate a partire da questo 1° gennaio 2023.

Recentemente è intervenuto il ministro Urso, ministro del Made in Italy e delle imprese, che ha sottolineato come da gennaio vorrebbe riragionare su un pacchetto 4.0, dato che dal 2016 si è avuta un'evoluzione del contesto nel quale si trovano oggi le imprese. Rimane il fatto che da gennaio le aliquote caleranno e infatti si conclude il 31 dicembre 2022 il biennio migliore dal punto di vista delle aliquote degli ultimi anni (erano al 40% per quanto riguarda i beni materiali e immateriali).

Allora vi domando: vi preoccupa, innanzitutto, questo decalage e, soprattutto, state riscontrando invece un aumento degli investimenti in quest'ultimo periodo proprio perché le imprese possono prendere una un'aliquota più alta rispetto a quella che vedranno in futuro?

Paolo Delnevo: Diciamo che a me non preoccupa perché conosco gli imprenditori, conosco la realtà e il tessuto industriale italiano e vedo una volontà di innovazione che va oltre. È chiaro che questo è un bel momento da sfruttare perché, a differenza del primo piano Industria 4.0 (che poi è diventato Impresa 4.0 e infine Transizione 4.0), per quanto ci riguarda, hanno tolto il vincolo, prima si faceva esplicito riferimento solo ai beni materiali, e in effetti stiamo vedendo un maggiore interesse.

Molti progetti stanno accelerando. Un’azienda non fa un progetto nuovo perché c’è un incentivo, caso mai accelera. La pandemia invece che fermare ha accelerato. Ha fermato i progetti meno strategici, ma ha accelerato quelli strategici e questa situazione che alcuni clienti stanno sfruttando, sicuramente darà un boost in questo ultimo mese. Io credo che ovviamente valga la pena sfruttarli, ma non vedo un “rischio”, perché il rischio arriva da altri fattori. Gli investimenti in tecnologia si muovono su altri binari: queste aziende fanno dei piani almeno a 12 - 18 mesi sugli investimenti, quindi, non è una cosa estemporanea. La pandemia ha accelerato e aiutato questi progetti e sicuramente non siamo più il paese che eravamo tre anni fa.

Lamborghini: quali sono i vostri progetti futuri?

Simone Cerroni: Maurizio prossimi progetti in cantiere, cosa bolle in pentola?

Maurizio Reggiani: Diciamo che noi non parliamo mai del futuro, ma di quello di cui siamo sicuri. Quello che si può dire è che Lamborghini ha già fatto il primo passo verso l'ibridizzazione, per cui tutti i nostri prossimi modelli a parte la Sterrato che è stata presentata due giorni fa a Miami, si muoveranno su un mondo ibrido, che fa parte di quella strategia che va verso la riduzione della CO2, seguendo quel famoso obiettivo comunitario, ma anche interno aziendale, di riduzione del 50% della CO2.

In un'ottica più lontana, sicuramente si arriverà anche all'elettrificazione con tutti i se e i ma del caso, perché parliamo di lusso, non di commodity. Noi dobbiamo sempre avere qualche cosa che giustifichi il perché si compri una Lamborghini e non una Alfa Romeo o una Audi o una qualsiasi macchina che ti possa portare dal punto A al punto B. Questo è fondamentale ed è il DNA del nostro brand. Il problema è come ingegnerizzarlo. Come riuscire a fare qualche cosa che quando arriverà il momento (l’elettrificazione delle auto) sia in grado di dare questa emozione, questo DNA su un qualche cosa che è elettrico? Questo penso sia il vero il vero problema di che cosa stiamo progettando, di che cosa bolle in pentola.

“Tutto cambia perché nulla cambi”

Simone Cerroni: In un fuori onda prima me l'ha racchiuso in un concetto, tutta questa cosa che lei ha detto, in una frase.

Maurizio Reggiani: Quello che io dico sempre è in inglese perché l'ho presentato a New York al Wall Street Journal. Quando mi hanno chiesto: “Come farete voi la transizione elettrica?” ho risposto: “Non mi importa come, ma devo garantire il DNA. Per garantire di avere l'emozionalità che io ho oggi, l'unico modo che ho è di cambiare tutto”. Questo è quello che Tomasi di Lampedusa diceva nel Gattopardo. Quindi la cosa positiva è che quando vogliamo che le situazioni rimangano come siamo ad oggi (e abbiamo di fronte a noi una rivoluzione), l'unico modo che c'è per garantire il DNA e l'emozionalità, è avere la capacità di cambiare tutto. Cambiare approccio, cambiare le cose e, per poter cambiare, dobbiamo essere in grado, oggi, di simulare tutto. Oggi dobbiamo essere in grado di fare qualche cosa che virtualmente ci convinca di riuscire a dare l'emozione, quel DNA, quel qualcosa in più che una Lamborghini deve dare rispetto agli altri, altrimenti falliremo in quello che sarà il processo della transizione verso l'elettrificazione di un brand supersportivo come il nostro.

Simone Cerroni: Vendete percezioni umane!

Maurizio Reggiani: Per chi tra voi ha avuto l'opportunità di usare macchine come le nostre, quando le si guida, si compra un'emozione, una vibrazione, qualche cosa che (quasi) nessuno si pone mai il problema di come si ingegnerizzi. I nostri clienti comprano emozioni, ma non si sono mai posti il problema di come le ingegnerizziamo. Io sono uno di quelli che dice che anche le emozioni vanno ingegnerizzate, simulate e calcolate.

Poi ci sono quelle posizioni che diceva prima Paolo nell’estruso: il come l'emozione non sia un bene che si può diagrammare in modo scalare. Non si somma, è vettoriale. Delle volte, quando si mettono insieme due cose, invece di dare un valore aggiuntivo, danno un valore peggiorativo. Questa è un po’ l'esperienza dell'uomo ma, il come generare i singoli elementi che si possano sommare in modo positivo vettorialmente, deve essere un qualche cosa che la tecnologia 5.0 deve essere in grado di darci e far sì che possiamo permetterci di cambiare tutto con la certezza che daremo comunque quello che abbiamo dato fino ad oggi nei nostri veicoli.

Paolo Delnevo: Le sfide aiutano e accelerano i processi. In questo caso stiamo parlando di sostenibilità e io credo che la crisi energetica non faccia altro che accelerare la trasformazione digitale. Se io produco in modo più efficiente e fornisco ai miei clienti delle tecnologie in grado di produrre di più a parità di ore, si riduce il consumo e di conseguenza anche l’impatto.

Credo che questo sia un momento che ci obbliga a ripensare non solo i prodotti, ma anche le catene produttive. E sono convinto che le tecnologie ci sono e gli imprenditori ci sono, soprattutto il tessuto industriale italiano. Ho letto un bellissimo studio che rivela che uno dei famosi problemi dell'Italia fino a due anni fa o cinque anni fa, cioè il fatto che si fondi su tessuto imprenditoriale di aziende piccole e medie - a differenza della Germania e della Francia, sembra che sia l'elemento che in questo momento ci dia il boost rispetto ai grandi conglomerati e alle grandi aziende, grazie alla loro flessibilità e alla loro capacità di potersi adattare.

Io ho la fortuna di parlare con imprenditori e aziende e vedo che ad ogni sfida stanno già pensando ad una soluzione, perciò ripongo molta fiducia in quello che sarà il prossimo futuro.

Francesca Frattini: Siamo giunti alla conclusione di questa serie di episodi speciali dedicati alla trasformazione digitale in Lamborghini. Ringraziamo i tre protagonisti innanzitutto Maurizio Reggiani, Vice President Motorsport di Automobili Lamborghini, Simone Cerroni giornalista e conduttore televisivo per Class CNBC e Italia 4.0 e Paolo Delnevo General manager di PTC.

Sul sito www.ptc.com/it o nel link in descrizione trovate le slide con i grafici di riferimento citati nell'intervista. Vi do come sempre appuntamento al prossimo episodio di Trasformazione Digitale e vi auguro una buona giornata

Speaker

Da sinistra:

  • Moderatore: Simone Cerroni - Giornalista e conduttore televisivo, Class CNBC –Italia 4.0.
  •   
  • Maurizio Reggiani - Vice President Motorsport, Automobili Lamborghini:   
  •   
  • Paolo Delnevo - Vice PresidentSouthern Europe & General Manager Italy, PTC.

Lamborghini e PTC

Maurizio Reggiani ha trascorso la maggior parte della sua fantastica carriera nel settore delle supersportive alla guida del reparto R&D Lamborghini, rivestendo un ruolo determinante nelle decisioni strategiche che hanno permesso all'azienda di raggiungere i record di oggi. Dal 2022, la sua competenza e le sue idee innovative sono al servizio della divisione Motorsport, che sta definendo un nuovo percorso strategico verso un futuro più sostenibile.